Blog di Maya*

Leggi commenti per Maya* | Scrivi un commento per Maya*
Visita l'homepage di Maya*

Summertime, time, time,
Child, the living's easy.
Fish are jumping out
And the cotton, Lord,
Cotton's high, Lord so high.

Your daddy's rich
And your ma is so good-looking, baby.
She's a-looking good now,
Hush, baby, baby, baby, baby now,
No, no, no, no, no, no, no,
Don't you cry, don't you cry.

One of these mornings
You're gonna rise, rise up singing,
You're gonna spread your wings, child,
And take, take to the sky,
Lord, the sky.

But until that morning,
Honey, n-n-nothing's going to harm ya,
No, no, no no, no no, no...
Don't you cry — cry.



Janis Joplin
Summertime


( 5/4/2007 22:56:35 - N. 241695 )

L'attesa del piacere
 è 
essa stessa 
piacere.



Lessing


( 1/4/2007 17:57:9 - N. 240502 )


[...]
ma x resistere ci vuole anima
un po di nostalgia
e qualche attimo
di piena ingenuità

"The JFM"

( 17/3/2007 19:24:51 - N. 236812 )
blog modificato il: 17/03/2007 20:43:06

New Year's Prayer

Oooooo, Fall in light, fall in light. Fall in light, fall in light
Feel no shame for what you are (x5)
As you now are in your blood
Fall in light

Feel no shame for what you are
Feel no shame for what you are
Feel it as a water fall
Fall in light, ooh
Fall in light, fall in light, Fall in light, ooh
Fall in light, fall in light, fall in light
Grow in light

Stand absolved behind your electric chair, dancing
Stand absolved behind your electric chair, dancing
Past the sound within the sound
Past the voice within the voice

Leave your office
Run past your funeral
Leave your home, car
Leave your pulpit
Join us in the streets where we
Join us in the streets where we
Don’t belong, don’t belong
You and the stars
Throwing light

Ooooooh
Fall, fall
Ooooooh
Fall in light, fall in light. fall in light
Oooooh
Fall in light, fall in light fall in light
Grow in light

Jeff Buckley



( 3/3/2007 00:02:59 - N. 232880 )
blog modificato il: 03/03/2007 00:04:13

“Tornai tutte le sere; non pensai neppure a pregarla di farmi vedere la sua camera, e tanto meno a domandarle se erano piaciuti a Giacomo i nostri mobili. Non desiderai niente di più di quel fidanzamento eterno, coi nostri corpi stesi accanto al caminetto, che si toccavano l’un l’altro, ed io che non osavo muovermi, per paura che un singolo gesto bastasse a mettere in fuga la felicità.


D’altra parte Marta, che era avvinta dallo stesso fascino, credeva di essere sola a gustarlo. Nella mia inerzia tranquilla lesse l’indifferenza. Pensando che non l’amavo, si figurò che mi sarei stancato presto di quel salotto silenzioso, se essa non avesse fatto nulla per attaccarmi a lei.


Tacevamo: era per me una prova di felicità.


Mi sentivo cosi vicino a Marta, cosi sicuro che pensavamo nello stesso tempo alle stesse cose, che parlare mi sarebbe parso assurdo, come parlare ad alta voce da me solo. Quel silenzio opprimeva invece la povera ragazza. Sarebbe stato savio servirmi dei mezzi di corrispondenza grossolani come la parola e il gesto, pur deplorando che non ve ne fossero di più sottili.


Nel vedermi sprofondare ogni giorno di più in quel mutismo silenzioso, Marta si figurò che mi annoiassi sempre di più. Si sentiva disposta a tutto per distrarmi. Coi capelli sciolti, le piaceva dormire accanto al fuoco. O piuttosto credevo che dormisse. Il sonno le serviva di pretesto, per mettermi le braccia intorno al collo, e, una volta svegliata, cogli occhi umidi, dirmi che aveva fatto un sogno triste. Non voleva mai raccontarmelo. Approfittavo del suo falso sonno per respirare i suoi capelli, il suo collo, le sue gote scottanti, ma sfiorandole appena perché non si svegliasse; carezze che sono, come si crede, gli spiccioli dell’Amore, ma, al contrario, il più raro dell’Amore, e a cui sola la passione può ricorrere. Io le credevo permesse alla mia amicizia. Pure cominciai a disperarmi sul serio del fatto che solo l’Amore dia dei diritti sopra una donna.  Farei facilmente a meno dell’Amore, pensavo, ma non mi rassegnerei mai a non aver nessun diritto su Marta. E, per averne, ero perfino deciso ad amare, pur credendo di deplorarlo. Desideravo Marta e non lo capivo.


Quand’essa dormiva cosi, colla testa appoggiata al mio braccio mi piegavo su di lei per vedere il suo volto circondato di fiamme. Era un giocare col fuoco. Un giorno che m’avvicinavo troppo, ma senza che il mio viso toccasse il suo, fui come l’ago che oltrepassa d’un millimetro la zona vietata e cade sotto l’azione della calamita.


Colpa della calamita o dell’ago?


Sentii cosi le mie labbra sulle sue. Essa teneva ancora chiusi gli occhi, ma visibilmente come qualcuno che non dorme. La baciai, stupito della mia audacia, mentre in realtà era stata lei che, mentre avvicinavo il mio al suo viso, aveva attirato la mia testa contro la sua bocca. Le sue mani mi si aggrappavano al collo; non si sarebbero aggrappate con maggior violenza in un naufragio. E io non capivo se voleva che la salvassi o annegassi con lei.



 


 


[…]



 


 


Le mie lagrime bruciavano. Se ne cadeva una sulla mano di Marta, m’aspettavo sempre di sentirle cacciare un grido.



 


 


[…]



 


 


Invano Marta mi giura che lascerà tutto, verrà con me: il mio carattere non è portato alla rivolta, e, mettendomi nei panni di Marta, non riesco a vedere questa pazza rottura. Marta mi spiega perché sarebbe troppo vecchia. Tra quindici anni, la vita sarebbe appena cominciata per me, sarei stato amato da donne che avrebbero avuto l’età che oggi ha lei. “Non potrò che soffrire”, aggiunge. “Se mi lasci, ne morrò. Se resti, lo farai per debolezza, e soffrirò di vederti sacrificare la tua felicità”.



 


 


[…]



 


 


Ahimè! Ero troppo sensibile alla giovinezza per non prevedere che mi sarei staccato da Marta il giorno in cui la sua giovinezza fosse appassita, mentre la mia sarebbe stata in fiore.



 


 


[…]



 


 


Dicevo a Marta, senza crederci del resto, ma per farle pensare che avevo anch’io delle inquietudini: “Mi lascerai, altri uomini ti piaceranno”; essa mi giurava d’essere sicura di se. Dal canto mio, a poco a poco mi persuadevo che le sarei stato fedele, anche quando fosse stata meno giovane, perché la mia pigrizia finiva col far dipendere dalla sua energia la nostra eterna felicità.



 


 


[…]



 


 


Quel che dispiace non è abbandonare la vita, ma lasciar quello che le da un senso. Quando un Amore è tutta la nostra vita, non c’è differenza fra il vivere insieme e il morire insieme.



 


 


[…]


Accade che tale somiglianza morale si rifletta sul fisico. Sguardo, andatura: spesso degli estranei ci presero per fratello e sorella. Perché esistono in noi germi di somiglianza che l’Amore sviluppa. Un gesto, un inflessione di voce, presto o tardi tradiscono gli amanti più prudenti.


Bisogna ammettere che se il cuore ha le sue ragioni che la ragione ignora, è perché questa è meno ragionevole del nostro cuore. Senza ogni altra immagine è indifferente. Questo istinto di somiglianza è quello che ci guida nella vita, gridandoci “Ferma!” innanzi a un paesaggio, a una donna, a un poema.


Possiamo ammirarne altri senza sentire quest’avvertimento. L’istinto di somiglianza è la sola linea di condotta che non sia artificiale. Ma nella società solo gli spiriti grossolani parranno non peccare contro la morale, perché perseguono sempre lo stesso tipo. Cosi certi uomini si ostinano sulle “bionde”, ignorando che spesso le somiglianze più profonde sono le più segrete.



 


 


Raymond Radiguet


Il Diavolo in Corpo


( 23/2/2007 17:56:28 - N. 230865 )
blog modificato il: 23/02/2007 18:00:05

Indietro Avanti
Pagina 2
Questo blog stato visto 9699 volte