Le scarpe. Di cuoio rosso, a punta, che avanzano su un marciapiede di cemento ai bordi di Brooklyn, lo sguardo fiero di italoamericano figlio di una famiglia modesta ma onesta con un figlio prete in crisi per il celibato (forse). Tony Manero è questo, ma è anche una leggenda senza tempo, trent’anni dopo la sua camminata iniziale e quel paio di scarpe che tiene tuttora in armadio, John Travolta continua ad essere per tutti il ballerino snello che il 14 dicembre 1977 apparve in prima assoluta su tutti gli schermi d’America. E divenne un mito capace di sdoganare discomusic e discoteche, prima locali dell’emarginazione gay vietatissimi a fighi di vario genere (per loro c’era solo il night). La Febbre del Sabato Sera, film che la stessa Paramount aveva guardato con sfiducia perché in origine ritenuto di serie B e volgarotto, divenne un successo planetario rimasto nella memoria collettiva di tutti noi. Dito puntato in alto, sgambettii vari ed eventuali a imitazione di Travolta diventarono un must nelle disco di allora. E si parlò di travoltismo, di quelli che si compravano l’abito bianco con camicia nera in poliestere per non sfigurare – muniti di appositi catenoni d’oro – sulla pista luminescente dei locali che anche in Italia cominciavano a prendere il posto delle balere con l’orchestrina e quello “scusi, vuol ballare con me?”, da liceali timidi.