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Nick: Gen[i]oma
Oggetto: Avrei voluto!
Data: 18/11/2003 16.2.16
Visite: 168

racconto vecchio fà buon brodo...

Schiavizzo in piena regola, mia zia chiama drin drin...
mamma: a ciao Anna come stai?
Zia: bene bene, senti ci sarebbero da ritirare quei vetrini di
Flavio (mio zio) all'ospedale, io non posso proprio non potresti andarci
tu
mamma (visibilmente alterata): vebbe non ti preoccupare ci penso io

(....)Zia Anna non fa un cazzo dalla mattina alla sera, passa le
giornate a giocare a canasta con le amiche e a fare shopping, inoltre
nel momento del bisogno si è tirata indietro dicendo che lei non poteva
permettersi le spese per le cure di mio Zio Franco, mia mamma era, a
ragione, visibilmente alterata.

Pierpaolo: ucci ucci sento odor di schiavizzucci(tra me e me)
mamma: Paolino vai tu a ritirare i vetrini domani alle nove, visto che
io devo andare in ufficio(e sembrava quasi dire : e visto che tu non fai
un cazzo dalla mattina alla sera)
P: certo mammina e come potrei tirarmi indietro

Giorno dopo ore 9.00
Puntuale mi presento alla reception del Monaldi
P: scusi dove trovo il Prof. (gran lupp.man figl. di putt.) Bianchi
In sottofondo l'assordante rumore di un flex che sega il marmo
Impiegato: il dottor chi?
P: Bianchi, come le biciclette
I: non lavora quì, ha sbagliato ospedale, quì non c'è nessun
dott.Bianchi
P: sicuro? guardi che mi hanno mandato a ritirare dei vetrini sono certo
che l'ospedale è questo
I:Ciruzzo hai mai sentito parlare di un certo dott.Bianchi
Ciruzzo: come no, e quello di anatomia comparata de sta minchia
I: ma sei sicuro controlla sull'agenda
e Ciruzzo dopo accurati controlli mi indirizza al secondo piano, vado al
secondo piano e trovo un reparto chiuso per traslochi, penso di aver
sbagliato e salgo al terzo, ostetricia, leggo perplesso, no, mio zio ha
un tumore non è in stato ineressante, scendo al primo, chirurgia
geriatrica, no, mio zio ah solo quarantatre anni non rientra ancora (e
mi sa che non ci rientrerà mai) in questo reparto. Ripercorrendo i miei
passi penso ad Asterix negli uffici romani in pieno panico da
burocrazia. Arrivato alla reception:
P: scusi io sono andato al secondo piano era chiuso per ferie
I: impossibile il reparto non va in ferie
P: lo so' vleva essere una battuta, è chiuso per trasloco!
I: ma lei a che piano è andato
P: secondo
I: quale scala ha preso
P: la prima a sinistra
I: e lei ha sbagliato doveva andare prima infondo a quel corridoio, poi
girare a destra, imboccare il terzo corridoio a sinistra e poi le prime
scale sulla destra
P: ah, ho sbagliato scusi il disturbo!
percorro a passo spedito il corridoio imbocco tutte le traverse giuste e
finalmente giungo al desiderato reparto, entro nell'anticamera del
laboratorio di analisi e trovo un impiegato pigniolo che dopo svariati
moduli e accertamenti mi va a prendere i vetrini, soddisfatto mi avvio
verso l'uscita, percorro i corridoi illuminati da un'insolito sole di
inizio marzo, la mia mente è già arrivata al parcheggio dell'ospedale,
sono gia fuori, l'ospedale mi scivola addosso come un lenzuolo bianco,
poi come in un film, la percezione si fa ovattata, il sole della mattina
che entra dal finestrone sbiadisce i colori, i contorni si fanno
sfumati, percepisco distintamente il rallentare del tempo, come in un
immaggine al rallentatore alzo lo sguardo dal pavimento ed incrocio
quello di un angelo, i suoi capelli biondi, lisci e sottili divisi da
una frettolosa riga al centro incorniciano le guancie bianche come latte
fra le quali spicca la bocca a fragolina che ancora serba il ricordo di
un rossore ormai sbiadito, il naso sottile ed elegante e quegli occhi
verdeazzurro iniettati di sangue fissi a terra a segure le geometrie di
un pavimento di marmo lucido, uno sguardo lontano da quella sedia a
rotelle su cui veniva trascinato, uno sguardo rassegniato al grigiore di
quelle stanze, di quelle persone, di questo mondo. Non mi sono voltato,
non mi sono fermato, ho continuato ad insegure l'aria aperta ma è stato
un po' come morire, mi sono sentito un gran peso dentro avrei voluto
piangere quella bellezza così sofferta, avrei voluto urlare per Lei,
spaccare tutto, stracciare quel cielo azzurro, avrei voluto.



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