Nick: Masca Oggetto: re:curiosità Data: 25/3/2004 12.4.59 Visite: 77
Tanti anni fa in Italia c'erano molte paludi che si pensò di bonificare per trasformarle in terre coltivabili. Cominciate più di un secolo fa, le bonifiche furono terminate prima dell'ultima guerra e le terre assegnate ai contadini o comprate da latifondisti. Poiché costoro traevano un beneficio dalla terra bonificata e coltivata, nel 1904 uscì un regio decreto che prevedeva il pagamento di un "contributo di bonifica", da versare a Consorzi appositamente costituiti, i quali avevano anche il compito di una eventuale manutenzione delle opere svolte. Successivamente, un altro regio decreto del 1933 ha regolato di nuovo la materia riferendosi generalmente agli "immobili" tenuti a versare il contributo, anziché ai terreni. Quando, a cominciare dagli anni ’60, gran parte delle terre fu abbandonata e sulle ex paludi furono costruite città, i proprietari che andavano ad abitare le case cominciarono a ricevere una cartella esattoriale con una strana tassa: il contributo di bonifica. La cartella arrivava e arriva tutti gli anni a milioni di italiani, per il semplice motivo che la generica dizione "immobili" comprende anche le case e, fatto ancora più strano, arriva a proprietari che abitano in zone ove non ci sono mai state paludi ma, per motivi altrettanto strani, esistono ugualmente i Consorzi di bonifica. Su questa tassa medioevale sono sorte innumerevoli liti giudiziarie durate decenni a causa del groviglio di antiche norme che la circondano e tutt'ora continuano a ricevere l'avviso di pagamento cittadini che abitano in palazzi moderni situati nei centri urbani e che non hanno la più pallida idea di cosa si tratti e perché la stessa debba essere pagata. in poke parole dobbiamo pagare pagare e anocra pagare!!! |