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Nick: Bardamu
Oggetto: lobbyd'Italia
Data: 5/4/2007 10.29.27
Visite: 169

"In quattro anni, dal 2001 ad oggi, i prezzi dei servizi bancari sono cresciuti del 38%, i prezzi dell'assicurazione sulle auto del 31%, ristoranti e alberghi del 18 e 15 per cento, rispettivamente. I prezzi dei prodotti industriali, invece, sono aumentati del 6%, meno di 1,5% l'anno". "In Italia investire nei servizi rende il doppio che nell’industria (il 25% contro il 10%, dati Mediobanca)". Questo perché "televisioni, banche, autostrade, il gas dell’Eni (ma anche edicolanti e notai) guadagnano solo perché blindati da una regolamentazione scritta per proteggerli ai danni dei consumatori".

Parlando di realtà produttive, siamo un paese spaccato a metà. "Da un lato un settore manifatturiero perfettamente integrato nell’economia europea, dove le aziende non possono usare i listini prezzi per far fronte ad un divario di produttività: se non ce la fanno a tenere la concorrenza perdono quote di mercato, come dimostrano le vicende della FIAT che ora sta tentando di recuperare terreno. Dall’altro un settore di servizi protetti dalla concorrenza esterna, dove i prezzi sono la variabile sulla quale si scaricano le inefficienze, oppure, per dirla più chiaramente, l’aumento dei prezzi è il meccanismo attraverso il quale un settore fa pagare ai consumatori le proprie ricche posizioni di rendita". E non è da dimenticare che tra i consumatori del settore terziario c’è anche lo stesso settore manifatturiero, che si trova così tra il martello della concorrenza europea e l’incudine degli extra-costi causati dalle posizione di rendita del terziario italiano, perfettamente protetto e non competitivo.

La fotografia del sistema è impietosa, e vede un settore produttivo (pari più o meno al 25% dell’economia italiana) dal quale dipendono le nostre esportazioni e conseguentemente le fortune della nostra bilancia commerciale e che deve competere a livello europeo e mondiale, caricarsi delle inefficienze del mondo delle aziende protette (le quali rappresentano i due terzi dell’economia), nella stragrande maggioranza operanti solo sul mercato domestico. Queste ultime hanno una tutte una caratteristica in comune: "godono tutte di qualche protezione: un monopolio di fatto, un ordine professionale, licenze che limitano il numero di imprese (pensate a quanto costa una corsa in taxi in Italia e paragonatela a quella di altri paesi occidentali ndr), tariffe stabilite per legge, un’autorità di vigilanza (è il caso della Banca d’Italia) che le protegge dallo straniero"

Secondo Giavazzi,così stando le cose, i giovani preferiscono allo studio delle materie scientifiche quello di materie che avviano ad una professione protetta e ben pagata, in questo contribuendo così al circolo vizioso del declino del paese.


Gavazzi suggerisce quindi un elenco di misure a costo zero, che avrebbero efficacia presumibilmente sul medio-lungo periodo:
liberalizzare le professioni e aprire il mercato bancario alla concorrenza estera, trasferendo alcune competenze dalla Banca d’Italia all’Antitrust (perché non è possibile che la stessa istituzione curi due obiettivi potenzialmente contrastanti: da una parte la stabilità del sistema bancario, dall’altra la libera concorrenza tra le banche), cambiare le regole per la spesa nel settore della ricerca, abolire il valore legale delle lauree, abolire i concorsi universitari, liberalizzare le tasse universitarie.

L'Italia è il Paradiso delle "rendite" e forse da questo nasce il grande interesse delle multinazionali estere nei confronti delle compagnie telefoniche(4 su 5 sono in mano a stranieri), che arrivano in Italia allettati dai notevoli dividenti.


Tassisti, come i farmacisti, sono percettori di rendite oligopolistiche grazie alle barriere frapposte all'ingresso di nuovi competitors. In Italia i taxi sono pochi: a Barcellona, modello per tutti i sindaci italiani, i taxi per abitante sono sei volte quelli di Milano. Di qui il prezzo spropositato a cui vengono scambiate le licenze: fino a 200mila euro in città come Roma, Milano o Firenze. Il costo di ingresso nel settore viene recuperato con le tariffe. Per il recupero (pay-back) dell'investimento si parla di cinque-dieci anni.
In altre città italiane queste stime vanno ridotte di un terzo o della metà.
Una volta recuperato il costo della licenza - nel caso che non sia stata ereditata - i tassisti guadagnano molto: per lo meno rispetto agli addetti a mansioni simili. Quanto, esattamente, non si sa; perché non sono tenuti a rilasciare ricevute (quelle che danno al passeggero non hanno alcun riscontro fiscale).

A fronte di questi guadagni, il lavoro dei tassisti è stressante e gli orari sono lunghi: dieci e a volte anche sedici ore al giorno. La cessione della licenza rappresenta una sorta di buonuscita, in assenza di tutele previdenziali più adeguate: è un "fai-da-te" eretto a sistema di governo; sulla sua perpetuazione si reggono lobby, clientele e "pacchetti" di voti che stanno all'origine della frammentazione della categoria in associazioni e cooperative che invece di collaborare per rendere efficiente il servizio, si combattono per difendere le prerogative di chi le governa. Basti pensare che nelle principali città italiane, nonostante i molti tentativi esperiti, non si è riusciti nemmeno a istituire un numero unico per le chiamate: cosa che evidentemente pesa sia sulla qualità del servizio (tempi di attesa) che sul suo costo (l'attesa spesso la paga il cliente).

Le "lenzuolate" di Bersani sono passate in parlamento, solo a seguito di un doppio voto di fiducia, costretto dall'ostruzionismo parlamentare attuato da una parte della maggioranza e dall'intera opposizione.
La difesa delle corporazioni da parte della destra "Liberarale", non stupisce più di tanto.
Giavazzi, autore del libro lobby d'italia, si rammarica del fatto che Berlusconi non ha intenzione di mettersi contro i albi e ordini, citando una frase dello stesso in una lettera al presidente del Comitato unitario delle professioni: "Noi pensiamo che il sistema degli albi professionali regolato per legge sia molto migliore del sistema delle libere associazioni di professionisti presenti nei paesi anglosassoni". Di più, registra come, nell’anomalia del Parlamento italiano, dove ben un terzo dei parlamentari è un libero professionista, il Polo rappresenti un’anomalia nell’anomalia, con ben metà dei parlamentari eletti che sono liberi professionisti. E la frase "La Casa delle Libertà non accetterà mai di mettersi contro i notai" risuona come un lugubre inno funebre al sogno di libertà berlusconiano.

L'Italia è un paese bloccato, prigioniero di se stesso.
Un Paese che assomiglia a un bellissimo meccano. Purtroppo è montato male.
Ci sono qua e là negli ingranaggi dei sassi che ne bloccano i movimenti... Non c'è altro da fare che smontarlo e rimontarlo pezzo per pezzo(cit. Francesco Giavazzi)




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lobbyd'Italia   5/4/2007 10.29.27 (168 visite)   Bardamu
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