Nick: Mach Oggetto: A napoli li promuovono.... Data: 8/10/2007 10.31.41 Visite: 113
CASO DE MAGISTRIS - TRASFERIRE UN MAGISTRATO SCOMODO? A NAPOLI LO “PROMUOVIAMO”
intimidazioni e pressioni per aver scoperchiato pentole che non andavano scoperchiate. Basta qualche nottata di troppo sulle scartoffie delle indagini per rendersi conto di aver toccato i poteri forti e vedersi arrivare ispezioni, in questi casi sistematiche, ma definite di ordinaria amministrazione. E’ ciò che sta accadendo in questi giorni al sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro, Luigi De Magistris, nei confronti del quale si è in attesa della decisione del Csm per un eventuale trasferimento. L’accusa è di aver gestito il suo ufficio ”in modo macroscopicamente inadeguato”. Per ”grave e inescusabile negligenza e inammissibile superficialità”, accusano gli ispettori, ha omesso ”di far rispettare le disposizioni” sull’organizzazione, sul controllo dell’attività del suo ufficio e sulla sua sicurezza a indagini ancora aperte sulle “toghe lucane”, portando come conseguenza ”gravi e sistematiche violazioni del segreto dei relativi atti”. Oltre all’inchiesta sulle toghe lucane, un presunto comitato di affari, composto da politici, magistrati, imprenditori e appartenenti alle forze dell’ordine, che, in Basilicata, negli ultimi anni, avrebbe gestito vari interessi, in particolare nei settori turismo, sanità e banche, De Magistris era impegnato anche su Poseidone, il gasdotto sottomarino tra Grecia e Italia che ha usufruito di un contributo di 200 milioni dalla UE di cui se ne è persa traccia. Il magistrato napoletano ha dichiarato di aver subito molte intimidazioni e pressioni proprio dagli ambienti istituzionali sin da quando ha cominciato a occuparsi di determinate inchieste. Anche presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, la stessa in cui solo per pochi anni De Magistris ha lavorato, abbiamo un magistrato scomodo, il Pm Raffaele Cantone, considerato il numero uno nella battaglia ai clan della camorra imprenditrice casertana. Le sue indagini più importanti hanno permesso di scoprire gli interessi del clan dei Casalesi in Emilia Romagna, il potere dei La Torre di Mondragone ad Aberdeen, il tentativo dei Casalesi di riciclare capitali provenienti dall’Ungheria attraverso il progetto di acquistare la squadra di calcio della Lazio, sino ai rapporti tra Parmalat e Casalesi. Gira voce, ma in modo quasi sottaciuto, che è stato promosso alla Corte di Cassazione, quindi implicitamente trasferito. “Dimostreremo che non ci sarà nessun calo di attenzione sui Casalesi dopo che il pm Cantone avrà lasciato l’ufficio per un nuovo incarico – aveva dichiarato Franco Roberti, responsabile della Direzione distrettuale antimafia e procuratore aggiunto, a fine agosto. L’unità di lavoro casertana della Dda, oltre a me che la coordino, sarà sempre dotata di autentici carri armati, giovani o meno giovani, che assicureranno continuità e incisività alle indagini, sia sul versante militare che su quello degli affari dei Casalesi”. Di recente, grazie a indiscrezioni pervenute alla Commissione antimafia, è stato scoperto un tentativo da parte del clan Zagaria di eliminare Cantone: l’esplosivo era già stato ordinato alle n’drine calabresi, alleate organiche dei Casalesi. Il Pm teme per la sua vita ed ha dichiarato che, dopo le minacce da parte delle famiglie casalesi, non ha ricevuto attestati di solidarietà, ma al contrario, solo pochi sussurri e accuse di protagonismo e di essere un accentratore.
In Calabria il popolo è con la magistratura, si batte contro il trasferimento di De Magistris; in Campania non sempre accade ciò. E il quadro che ne viene fuori delle giornate di un magistrato è intriso di solitudine, quella solitudine che si fa sentire da più parti e che si riscontra non solo dai mancati inviti a cena, come ha fatto notare De Magistris, o dall’assenza della vicinanza del popolo, come avviene spesso in Campania. Quella solitudine che il più delle volte si fa sentire anche per un collega magistrato che per indifferenza o pigrizia, per paura, connivenza o furbizia, gira la testa dall’altra parte, strizza l’occhio ad alcuni imputati, non vigila e non fa domande sulle anomalie dell’ufficio. Una magistratura corrotta che è ben altro da quella parte della magistratura che, sfiduciata da un clima irrecuperabile, si vede quasi costretta ad accettare diversi incarichi, più o meno prestigiosi, diversi ruoli, magari meno esposti agli attacchi inconsulti in particolar modo della politica.
"Quando c'è l'amore c'è tutto". "No ti sbagli, chella è 'a salute".