The Cryonic Chants performance della Societas Raffaello Sanzio
questo spettacolo sarà portato alla galleria toledo a napoli il 19-20 aprile 2008.
Ecco il testo di presentazione nel pieghevole con il calendario della rassegna:
Il Concerto sviluppa l'universo musicale della Tragedia Endogonidia sulla base del significato etimologico del lemma greco tragodìa, "canto del capro". Un capro in carne e ossa diventa corpo di scrittura: le sue sequenze proteiche dettano combinazioni sonore. Letteralmente, la poesia discende dal capro, non è più affidata a un Autore. Quattro donne in nero eseguono la partitura vocale risultante da questo procedimento di traslitterazione, combinandosi alle potenti sonorità elettroniche si Scott Gibbons, elaborate anch'esse da una sorgente organica. Con quest'opera la Socìetas si avvicina ancor più all'origine del mistero tragico, scardinandone la dimensione narrativa e restituendone tutta la drammaticità e commozione.
Dal programma di sala:
Le parole del testo che si sentono hanno un peso oggettivo, inappellabile e alieno. Non c'è poesia, e non c'è alcun principio verticale che giustifichi la sua presenza. Il testo "discende" da un capro. Ma il problema tecnico che si è posto è il seguente: come ottenere un testo midollare che promana dal centro stesso di tutte le letterature, cioè dall'inespresso di ogni corpo? Come può apparire non arbitraria la scelta dei fonemi? È necessario che il sistema sia ordinato ed esatto, come un diagramma tardo rinascimentale dell'"ars combinatoria", che rilevi le coordinate dei passi del capro. Un'altra possibilità, più oggettiva, è quella di leggere quello che il capro ha già, quello che tutti gli esseri viventi hanno già: la sequenza di amminoacidi di una proteina, di una sostanza che caratterizza certi processi organici. Per esempio: decodificare la proteina responsabile della crescita delle corna; oppure la sequenza degli enzimi da cui dipende il principio della decomposizione. Per il linguaggio-testo del capro è stato adottato un sistema analogico di ricombinazione di fonemi provenienti dalle sequenze proteiche contenute esattamente nel corpo di "quel" capro, un individuo maschio di quattro anni. Le sequenze delle ammine scelte sono quelle responsabili della respirazione cellulare, della riproduzione, della crescita delle corna e della putrefazione. Le sequenze delle lettere-simbolo di ogni amminoacido delle proteine scelte sono state riportate su tre tappeti bianchi; il Poeta è stato lasciato libero di pascolare sul diagramma delle lettere scelte. Il suo percorso costituisce un tracciato sul quadrante. Il tracciato disegna una costellazione di lettere le quali, a loro volta, formulano una scrittura di base. Il muso del capro è il puntatore delle lettere. Il Poeta ha fatto una scelta e la sua scelta è infallibile.
su internet ho trovato una singolare cronaca dello spettacolo scritta da un tale Tiziano Scarpa... eccola:
Mentre mi siedo in sala, proprio alle 20.55, compio 43 anni. Quando ho visto la prima volta la Socìetas Raffaello Sanzio ne avevo una ventina. Li seguo, mi seguono da più di metà della mia vita.
Scott Gibbons dietro la sua pila di attrezzi elettronici, sul grande tavolo. La sua pira elettronica.
L'amico seduto accanto mi chiede perché c'è una croce sul computer. "Fanno sempre così, ai concerti di musica elettronica, coprono il marchio dei computer con il nastro adesivo a croce". Però nel caso della Socìetas forse è voluto. I Crociati della scena.
Un enorme schermo sullo sfondo, issato in alto. Proietta un'immagine fissa, barre bianche e nere verticali, come fusi, sbarre. Guardarle a lungo insinua una lieve indecisione nella facoltà distintiva dell'occhio, i margini fra bianco e nero tremolano.
Scott Gibbons, a sinistra. A destra ci sono quattro microfoni che aspettano quattro voci.
Ormai c'è questa formazione ricorrente, nei concerti di musica elettronica, un ensemble tipico. Come il quartetto d'archi o jazz, come il basso-chitarra-batteria nel rock. Formazione base dei concerti di musica elettronica: 1) la console con computer e miscelatori, 2) lo schermo con la proiezione video, 3) il musicista in carne e ossa che avvia i file sonori, li manipola in diretta (o fa finta di farlo?, me lo sono sempre chiesto) e verifica la sincronizzazione con le immagini.
La minuscola entità di suoni sintetici amplificati enormemente. Il crepitio che si fa volume, spazio, impatto massiccio. Dove accade l'evento digitale? Nel microcircuito dentro le memorie e gli hard disk o nei cassoni dell'impianto di diffusione?
Le barre si muovono, si allargano, si deformano.
Dopo dieci minuti entrano quattro donne. Vestite di nero. Come vedove protestanti. Capelli raccolti. Assomigliano alle donne che dipinge Greta Frau.
Sullo schermo un capro si muove sopra un pavimento dove c'è un reticolo di lettere. Qualcuno ha trascritto sul tappeto le lettere della sequenza di aminoacidi nel dna del capro, gli enzimi che presiedono alla crescita delle corna, a riproduzione e decomposizione. Poi ci ha fatto camminare sopra un capro. Poi ha trascritto le lettere che il capro ha calpestato, ha brucato con il muso.
È stata traslitterato il pascolo del carro sul suo codice genetico.
Le donne cantano queste lettere. Cantano i grumi fonetici e le sillabe agglomerate dal capro.
Sono le vedove della lettera morta.
Una scossa nell'immagine ogni volta che la zampa del capro tocca terra, un brivido piezoelettrico. Il canto. La reimmissione di voce nella lettera scritta.
La lettera riportata alla sua sorgente organica. Irrimediabilmente inchiodata alla sua sorgente organica. L'inoltrepassabilità del logosoma, della logofonia.
La strettoia lettrista.
Isidore Izou. Il grande rimosso del Novecento. La riduzione lettrista del linguaggio ai suoi atomi.
Sminuzzare l'alfabeto, insignificarlo, de-significarlo non significa affatto spiritualizzarlo. Al contrario. Lo riporta alle origini foniche, alla gola, sprofonda l'alfabeto nella sua scaturigine organica: voce, fibre, bestia, aminoacidi, dna.
L'alfabeto inchiavardato alla sua sorgente organica. Ogni lettera scritta è un coperchio sul tombino, un pozzo che sprofonda nella sorgente organica.
Tu che leggi, cammina saltellando! Attento a non scoperchiare questi tombini e precipitare.
Le quattro donne cantano un'elegia, poi un inno, poi una marcia, poi una danza, poi tutte queste cose insieme. La musica è contemporaneamente dolce e solenne e ritmata e distesa, ci sono fonemi furenti, sfiati, rombi, scansioni ballabili, microritmi, frazioni frattali, melopee, canti incantati. Volti fieri, intemerati, assalti facciali e scatti mandibolari delle quattro donne che cantano e fonetizzano e gutturano e aizzano fiato.
All'improvviso sullo schermo una sequenza alfabetica. Una voce sintetica pronuncia A B C D E F G H I, pronuncia tutto l'alfabeto che scorre sempre più rapidamente. Mi ricorda la bocca dell'Omino Bialetti dei Caroselli degli anni Settanta. Le lettere si avvicendano sempre più rapidamente, senza più seguire nessun ordine. La luce sullo schermo si intensifica. Il volume sonoro aumenta. La voce sintetica riesce a pronunciare tutte le lettere che si susseguono ultravelocemente, una sola alla volta. Si riescono ancora a cogliere, a tratti, le differenze fra i suoni letterali, anche se tutto confluisce dentro questa fusione nucleare indistinta. Atomismo disciolto, parossismo, indistinzione, intollerabilità, panico. Uno dei caratteristici momenti di estasi della Socìetas. L'estasi come epilessia.
Una sequenza simile mi ricordo di averla vista nella Tragedia Endogonidia.
Le lettere sono così veloci che diventano a volte pure macchie. Sullo schermo compaiono le classiche macchie di Rorschach. Oltre una certa soglia percettiva la figura diventa macchia, la lettera diventa macchia, il suono diventa macchia, senza smettere di continuare a restare lettera, figura, unità discreta. Lavoce sintetica riesce a tener loro dietro. Aumento di intensità, di marasma. Il nostro apparato percettivo, la nostra mente vengono condotti verso questi limiti sempre meno tollerabili. Siamo portati, incitati. La visione come foria. Euforia e disforia della visione, in un solo grumo.
È come se lo schermo e la musica e la voce ci esortassero, all'imperativo. Non stiamo semplicemente guardando e ascoltando, stiamo ricevendo un ordine.
Pronuncia le macchie! Pronuncia le macchie! Pronuncia le macchie!
Calma. Le donne funebri danzano. Danzare con un libro in mano.
Sullo schermo una sala sontuosa. Lampadari. Pavimento di marmo a scacchi. Colonne.
L'onore reso al capro, gli abiti da cerimonia delle donne, il loro proclamare con rispetto, con sacertà il linguaggio del capro, leggendolo da un libro.
Il reticolato di lettere dove cammina il capro. Il suo dettato oracolare.
Cantano le sillabe scritte dal capro che cammina sulle lettere. Le sillabe scritte negli aminoacidi del capro.
Zampe del capro. Sesso del capro, lascia colare orina. Occhi del capro. Primissimo piano degli occhi. Testa del capro con occhi bianchi, come illuminati da dentro.
Il testo sullo schermo.
Kne me Snenne. Ski In Dlang. Ghe Gu Ben. Vel Pro Nne. Mi Nirk. Isfle Er Kle. Kaddi Ma Dni. Anhasun. Snenne Peetei. Ala Cis. Gly His Asp. Qup Vec. T Lahmi.
Tradurre tutto in alfabeto. Traslitterare. Ridurre tutto all'alfabeto. La strettoia lettrista. L'imbuto del linguaggio che si restringe, si assottiglia. Non rimangono che le sillabe, e dopo le sillabe, le lettere solitarie. La riduzione dell'organico ad alfabeto. La liofilizzazione dell'organico ad alfabeto. Poi, con il residuo liofilizzato così ottenuto, un reinsufflamento: la strettoia si riallarga, il canto raccoglie dalla scrittura quelle lettere dissecate e le riumidifica, le vocalizza, le insaliva, le sgola.
Il momento più incantevole del concerto, l'oratorio polifonico e poliritmico. Sullo schermo una flottiglia di spermatozoi. Risalgono il flusso. Di colpo arriva una corrente che li uccide tutti. (Immagini che la Socìetas ha usato nel Combattimento di Tancredi e Clorinda, dove proiettava sullo schermo l'ingrandimento di sperma vivo di cavallo, crioconservato).
Le donne cantano davanti all'irreparabile. Rammarico elegiaco. Pietà per i grumi di spermatozoi paralizzati, morti.