I pubblici ministeri Anna Canepa e Andrea Canciani hanno puntato al massimo della pena, per i manifestanti del G8 di Genova accusati di devastazione e saccheggio: 225 anni, per 25 imputati. La pena più pesante, 16 anni, è stata chiesta per Marina Cugnaschi, 41 anni, di Lecco. Per gli altri, pene digradanti fino ai 6 anni di carcere. Si chiede una sentenza 'esemplare', come si dice in gergo. 'Severità' è stata la parola d'ordine per il Pm Andrea Canciani, che ieri in aula ha spiegato perché la mano del giudice dovrà essere particolarmente pesante: "perchè non accada più niente di simile". Altrettanto, secondo il Canciani, dovrà avvenire contro i 29 poliziotti responsabili del massacro alla Diaz. Nessun riferimento è stato fatto dal pubblico ministero ai fatti di Bolzaneto. Le richieste dei pm contengono alcune flagranti, offensive incongruenze. La prima di queste riguarda l'aver sottratto le azioni dei 25 imputati al contesto nel quale si sono verificate. Un contesto, lo abbiamo tutti ancora negli occhi, di brutale violenza. La violenza innescata dalle forze dell'ordine, prima e dopo che gli stessi reati di 'devastazione e saccheggio' avessero luogo. La violenza che ha visto persone inermi fuggire dai manganelli e dai lacrimogeni, affetti durante il G8 da evidente cecità, dato che colpirono nel mucchio, affondando nella carne e bruciando occhi e gole di anziani, donne, bambini che non avevano commesso alcun reato. La seconda discende dalla prima. I presunti responsabili di violenze e saccheggi rischiano di vedersi infliggere pene che prevedono periodi di detenzione analoghi a quelli che, nel nostro Paese, scontano mafiosi o stupratori. Non è un attenuante. Ma i 'no-global' che hanno risposto alla violenza delle forze dell'ordine con la violenza, hanno scatenato la loro rabbia su cose inanimate. Oggetti. Vetrine, automobili, banche. Non anziani, donne, bambini. La terza. Se il parallelismo tra l'asprezza della sanzione riservata ai no-global e quella che i Pm vorrebbero fosse riservata ai poliziotti della Diaz (ma non a quelli di Bolzaneto, evidentemente, dato che non sono stati citati nella requisitoria) avesse un fondamento, quale dovrebbe essere la richiesta per chi ha massacrato di botte tali manifestanti indifesi? Il corrivo paragone risulta insostenibile alla luce del fatto che i Pm Canepa e Canciani sanno perfettamente che i poliziotti della Diaz (per non parlare di quelli di Bolzaneto) non rischiano quasi nulla. Non andranno in galera, perché la prescrizione, quasi certamente, li sottrarrà a una sentenza che, sì, per loro, dovrebbe essere 'esemplare'. Perchè erano in divisa. Perchè avevano il compito di proteggere coloro sui quali hanno invece infierito con premeditazione. "Queste pesanti richieste mi fanno sentire costernata e offesa come genovese e come cittadina italiana", ha detto ieri Haidi Giuliani, il cui figlio è stato ucciso durante il G8 dalla pistolettata di un carabiniere, il processo a carico del quale fu archiviato perché i giudici stabilirono che il militare agì per 'legittima difesa'. Crediamo che - come giornalisti - il nostro dovere sia quello di registrare i fatti, cercando, ove possibile, di render il meno visibile la nostra posizione, le nostre reazioni, i nostri commenti. Ci comportiamo così anche in questo caso. Non possiamo, tuttavia, non porci un interrogativo che vuole far leva sullo stesso 'parallelismo' istituito dai Pm di Genova, ovvero da quei magistrati che sembrano davvero aver agito 'nell'interesse dello Stato'. Ma di uno Stato nel quale non crediamo di poterci riconoscere. Quale 'legittima difesa' poterono opporre le decine, le centinaia di persone che per le strade di Genova, nella scuola Diaz, nella caserma di Bolzaneto si sono visti piovere addosso la mano di uno Stato così violento, autoritario e repressivo? |