"Ai cittadini della Russia! Il governo provvisorio è stato abbattuto. Il potere statale è passato nelle mani dell’organo del Soviet dei deputati degli operai e dei soldati di Pietrogrado, il Comitato militare rivoluzionario […] La causa per cui il popolo ha lottato, l’immediata proposta di una pace democratica, l’abolizione della grande proprietà fondiaria, il controllo operaio della produzione, la creazione di un governo sovietico, questa causa è assicurata. Viva la rivoluzione degli operai, dei soldati e dei contadini !"
Le prime sono parole tratte dal Regolamento militare (cap. 3, art. 20) di Pietro il Grande del 1716, ancora perfettamente valide agli inizi del 1900 sotto il potere di Nicola II Romanov. Le seconde appartengono a Lenin, e costituiscono la dichiarazione del 25 ottobre 1917, con la quale il Soviet prendeva il potere, strappandolo a Kerenskij e al governo provvisorio. Tra l’effettiva autorità di queste due enunciazioni - così vicine nella retorica e solennità, eppure così distanti nel loro significato storico-filosofico - c’è un lasso di tempo di soli diciassette anni. Questo può fare ben comprendere come la storia della Russia e della sua gente abbia subito in pochissimo tempo uno sconvolgimento che non ha eguali nella storia dell’umanità.