La legge parla chiara: può sottoscrivere un contratto a progetto quel lavoratore indipendente che può svolgere il proprio lavoro anche da casa, con mezzi propri, senza dover sottostare a orari e luoghi stabiliti dal datore di lavoro. Eppure quante persone conosciamo che hanno un contratto a progetto eppure lavorano come dei dipendenti? E’ il caso degli operatori dei call center, che sono chiamati ad avere orari fissi e a lavorare presso la ditta che dà loro il lavoro. Niente di più lontano dal cosiddetto lavoratore a progetto. E non lo pensiamo solo noi: lo pensa anche la Corte di Cassazione.
I giudici hanno infatti stabilito che chi è costretto a lavorare seguendo un determinato orario e usando strumenti e ambienti lavorativi messi a disposizione dal datore di lavoro deve avere un contratto da dipendenti. Secondo la Corte Suprema “l’elemento decisivo che contraddistingue il rapporto di lavoro subordinato dal lavoro autonomo è l’assoggettamento del lavoratore al potere direttivo, disciplinare e di controllo del datore di lavoro ed il conseguente inserimento del lavoratore in modo stabile ed esclusivo nell’organizzazione aziendale“.
I giudici “hanno ritenuto sussistente la subordinazione per il fatto che le persone impiegate erano tenute ad osservare un orario, che dovevano giustificare le assenze, che si avvalevano di attrezzature e materiali forniti dalla società e che si dovevano attenere alle direttive del datore di lavoro“.
Giustizia 1 - precariato 0: servirà a qualcosa questa sentenza?
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