Venerdì 13, cioè domani, il governo molto probabilmente discuterà il decreto legge sulle intercettazioni telefoniche e ambientali, rendendo tali norme tali norme subito esecutive.
Le condizioni di «necessità ed urgenza» che spingono Silvio Berlusconi a forzare la mano sono sempre le solite. Silvio teme gli esiti di qualche indagine attualmente in corso (corruzione Mills, diritti televisivi Medusa). Magari vincendo la minima resistenza della Lega, riesce persino a introdurre una disposizione ad hoc dal valore retroattivo, in modo da eliminare prove già raccolte dalla magistratura.
Siamo sempre alle solite, con Silvio pronto a distruggere persino uno dei più sofisticati strumenti d’indagine, pur di salvare la sua persona.
Così le promesse sulla sicurezza e sulla certezza della pena andranno allegramente a farsi fottere.
Dov’è l’interesse collettivo in questo decreto?
Da dopodomani non sarà difficile trovare in tv qualche imbecille interessato, pronto a spiegarti che tale decreto è stato fatto per salvare il paese da una sorta di grande fratello.
E non servirà a niente ricordare che i pericolosi spioni alla Pio Pompa e alla Scaramella, non erano magistrati ma loschi individui pagati dal primo governo Berlusconi per sputtanare Pecoraro Scanio e la spia venuta dall’est, alias Romano Prodi.
Non servirà a niente manco ricordare lo schifo del Laziogate, perché tanto siamo tutti minacciati dai magistrati e dalle forze dell'ordine.
Ebbene si!
Tutti, anche quelli che non hanno sversato rifiuti tossici, trafficato in droga spacciandoli per cavalli, operato quando non è necessario per prendere i rimborsi, truffato i correntisti, ricevuto tangenti, prometto di sistemare veline in televisione e trattato con i boss calabresi per avere consenso elettorale.
Viva L’Italia