Nick: ^SUPERMEN Oggetto: SVEGLIAAAAAA!!!!!!!!!!!!!!!!!! Data: 7/11/2004 15.56.35 Visite: 110
Ieri una 70ina di persone,hanno svaliggiato un supermercato e una libreria,dando tralaltro la refurtiva ai passanti,come scopo di protesta del caro euro,e contro le varie ingiustizie sociali dovute agli abusi di potere specie sull'economia. Intanto,non si sa bene,quale sia l'introito politico di questi manifestanti,nonostante varie dichiarazioni o altro.Una cosa è certa,l'atto di ieri ha un significato preciso,ovvero,quello che FINALMENTE E' ARRIVATO IL MOMENTO DI POTERCI RIBELLARE CONTRO LE INGIUSTIZIE SOCIO-ECONOMICHE. Se solo si pensi,che uno stipendiato con 900 euro mensili ,a stento ce la fa a sbarcare il lunario,e che oggi per ottenere un lavoro dignitoso,o si ha una degna raccomandazione,o si finisce al lastrico,mettendo nel didietro i propi meriti e le propie valenze,costruite magari col sudore e rinuncie. Dal sito di REPUBBLICA posto interamente l'intervista al LEADER di questo gruppo di persone. Lascio a voi i giudizi in merito. ------------------------------------- "Diamo pane e libri ai precari sono loro i nuovi emarginati" di CLAUDIA FUSANI Francesco Caruso ROMA - Francesco Caruso, leader dei Disobbedienti, la nuova frontiera dell'antagonismo sociale è la "spesa gratis per tutti"? "Non banalizziamo, e poi noi vogliamo il pane ma anche le rose, il mangiare ma anche il sapere. Le azioni di oggi a Roma, al supermercato e alla libreria Feltrinelli, sono riappropriazioni dal basso di beni primari da parte di una nuova figura sociale: gli invisibili, i precari, gli intermittenti, i co. co. co, gli interinali, i lavoratori a nero. Una nuova classe sociale che è il perno del nuovo modello di lavoro ma non ha diritti". Da Disobbedienti a Robin Hood? "Quella in azione è la "Rete per il reddito sociale e i diritti". Il nostro patrono è San Precario, è nato il Primo maggio a Milano durante il May Day, la festa dedicata ai lavoratori precari. Quella che per la classe politica è flessibilità, per noi è precarietà. La caratteristica del nostro patrono è quella di avere sei braccia perché servono almeno sei lavori part time per mettere insieme uno stipendio appena sufficiente a vivere". Come funziona la protesta? "Semplice: andiamo in un supermercato, riempiamo i carrelli sulla base del paniere del precario che va dal sapere ai sapori, cioè generi alimentari, prodotti per la cura di sé, beni per soddisfare la volontà di sapere, come libri e cd. Arrivati alle casse blocchiamo tutto e trattiamo con la direzione uno sconto di almeno il 30 per cento. A Napoli lo facciamo il 27 di ogni mese, una data simbolica per stipendi che non bastano più. Qui a Roma invece il direttore si è un po' risentito e alcuni carrelli sono passati senza pagare. Così, una volta fuori, abbiamo distribuito la merce ai clienti del supermercato che sono sembrati ben contenti di risparmiare un po'". E in libreria? "Andiamo anche nei negozi di dischi. Ognuno di noi sceglie un paio di libri e un cd, quelli che molti precari vorrebbero ma non possono comprare perché costano troppo. Anche qui usciamo e distribuiamo. Il pane e le rose" Caruso, non crede che questo si chiami furto? "Rigiriamo la questione: i cittadini sono derubati tutti i giorni. Il furto è il ricatto del carovita e del copyright, la mancanza di case, lavorare 42 ore a settimana per 450 euro al mese, l'impossibilità di leggere e sentire musica". Cosa chiedete veramente? "Nuovi diritti di cittadinanza per i precari: più che esclusi, oggi sono invisibili. Reddito per tutti non significa solo elargizione economica ma anche reddito indiretto, cioè casa, medicine, libri, trasporti". Chi c'è veramente nella "Rete per il reddito sociale"? "I precari, quelle figure intermedie che non hanno rappresentanza pubblica, i Disoccupati organizzati del sud, la rete dei Centri sociali e del Movimento dei e delle Disobbedienti, i sindacati di base, Cobas e Rdb, i collettivi studenteschi". E la politica, Rifondazione e quella parte di sinistra e del sindacato che vi hanno accompagnato in questi anni? "Non ci sono perché sottovaluta questo tipo di battaglie. Non riescono ad intercettare questi nuovi soggetti sociali perché credono che ancora esista la classe operaia". Oggi a Roma c'erano Luca Casarini, Nunzio D'Erme, Guido Lutrario, don Vitaliano, buona parte di quel movimento dei Disobbedienti dato per morto da qualche mese e di recente assente anche sul tema della pace. "Ci danno spesso per morti, ma noi ci siamo, sempre. Quello che abbiamo capito è che occorre legare le grandi questioni globali ai problemi locali. La scarsa partecipazione alle più recenti marce per la pace e contro la guerra in Iraq ha mostrato tutta la stanchezza di un movimento in crisi di leadership politica e non più in grado di intercettare i bisogni delle persone. Quindi la nuova parola d'ordine è: reddito per tutti, guerra per nessuno". (7 novembre 2004) |