Nick: P_Escobar Oggetto: UNA PAGA DA FAME Data: 9/12/2002 18.50.2 Visite: 2
dedicato a tutti gli apologeti del capitalismo, ai berlusca-boys e alle berlusca-girls, ma anche alla sinistra che fa le veci della destra. UNA PAGA DA FAME Sottotitolo "come (non) si arriva a fine mese nel paese più ricco del mondo". Lo sto finendo di leggere proprio adesso, è una bellissima inchiesta di Barbara Ehrenreich, una famosa giornalista americana che ha pubblicato diversi libri e scrive abitualmente per "time", "harper's magazine", "the nation" e the new york time magazine" (che non sono propriamente la "pravda" o l'unità dei bei tempi andati). Cosa dice? (liberamente tratto dal retrocopertina) L'autrice nel 1998 decide di fare la stessa vita di milioni di americani che lavorano duramente e senza sosta in cambio di bassissimi salari. Molla le sue carte di credito e la sua bella casa e si mette a fare la cameriera, la donna delle pulizie e la commessa. La sua è una durissima invettiva contro la retorica montante di quelli che auspicano la fine dello stato sociale. Il libro ha ancora più valore proprio perché analizza fenomeni che si sviluppano nel paese più capitalista del mondo. L'autrice non ha assolutamente un'impostazione marxista, ma è probabile che qualche berlusca-fan non esiterebbe a chiamarla comunista. Già dalle prime pagine fa un calcolo molto realistico sulla base di una paga media di 7 dollari all'ora. Può spendere al massimo 500 dollari al mese per l'affitto e le restano così 4/500 dollari per vivere. Trova una roulotte (avete letto bene) a un quarto d'ora di macchina dal centro, senza tv, ventilatore, aria condizionata, tende però non se la può permettere perchè costa 675 dollari al mese. Ripiega allora su un monolocale a "soli" 500 euro al mese distante dal centro "appena" 50 km. La sua è una lucidissima analisi della miseria delle paghe, delle umiliazioni imposte, delle difficoltà reali e materiali che milioni di persone devono affrontare, spesso con esiti tragici, nel paese + ricco del mondo. Leggendolo ho rafforzato due idee di cui sono convinto da tempo: 1 il capitalismo è un sistema di produzione della ricchezza senza precedenti nella storia, dietro le quinte del "popolo di disperati" che la Ehrenreich descrive s'intravede un'altra fetta d'umanità che ha delle possibilità enormi e redditi stratosferici; 2 il capitalismo è un sistema di produzione e distribuzione che INEVITABILMENTE produce dei fortissimi squilibri sociali, economici e ambientali. In ultima analisi il capitalismo è un vero e proprio nemico dell'umanità Detto questo ci sono due possibili reazioni: 1 o si fa parte di quella fetta della popolazione mondiale che sta dalla parte giusta della barricata e si dice esplicitamente senza peli sulla lingua: "a me sta bene così, gli altri si fottano", oppure ogni tentativo di far passare questo sistema economico come "oggettivamente utile a tutti" è pura e semplice mistificazione e demagogia; 2 andare oltre la falsa alternativa di centro destra e centro sinistra, laburisti e conservatori, repubblicani e democratici e pensare davvero, finalmente a un nuovo e diverso modello di sviluppo. L'economia deve servire gli uomini, non viceversa, il metro di giudizio delle cose sono il livello di vivibiltà e di armonia sociale, non gli indici di borsa e l'inflazione. Fino a quando soprattutto a sinistra non si metterà mano concretamente all'articolazione del suddetto modello si resterà sempre subalterni alle politiche economiche della destra. E onestamente non vedo perché uno che "non arriva alla fine del mese nei paesi più ricchi del mondo", debba votare questa sinistra....
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