Nick: taitu^ Oggetto: canto di natale Data: 24/12/2002 11.49.30 Visite: 12
Da bambina, a casa non avevamo il camino. Solo i termosifoni col riscaldamento centralizzato. Che si accendevano alle cinque del pomeriggio e si spegnevano alle nove. Così non capivo esattamente come facesse babbo natale ad infilarsi in casa. Di sicuro non per la finestra perché c’erano i doppi infissi. Forse passava per la porta, blindata. Non l’ho mai scoperto. Ne’ l’ho mai aspettato alzata. Dopotutto era magico. Di sicuro c’era solo che al mattino i doni erano sotto il nostro piccolo albero. Un albero di quelli sintetici, alto poco più di me. Con la base di legno. Per me gli abeti dovevano essere fatti tutti così. Con gli aghi morbidi, di plastica. Senza nessun odore. Aspettavamo che fosse mezzanotte per mettere Gesù nella sua capannina, vicino al bue e all’asinello. Gesù era grande quasi il doppio della Madonna e giusto una volta e mezza San Giuseppe. Ma non ci facevo tanto caso, poi. Mentre omini di plastica si arrampicavano su per le montagne marroni di carta e sughero, verso un cielo blu con le stelle disegnate. E la stella cometa di cartone fatta con i brillantini. E i fiumi fatti con la carta stagnola. Era come avere una casa delle bambole con cui giocare, e i pastori erano i personaggi. E tutte quelle pecorelle, che appena le toccavi andavano a zampe all’aria. E i tacchini e le galline. Le oche e i pavoni. Fra nuvole di muschio. E neve finta. Era così bello il natale. Era magico. Con i suoi alberi morbidi e i suoi cieli di carta. E le castagne, cotte nel forno, che fuoco non ce n’era. E le lucine sull’albero, che si accendevano e si spegnevano. E non ti scottavano se le toccavi. E le palline. Potevo stare anche delle ore a cambiarne la disposizione. Su. Giù. A destra. A sinistra. Era natale. Era il mio natale. Poi, col tempo l’albero perse parte dei suoi aghi. Se ne stava lì, storto e spennacchiato. Curvo come un vecchio sotto il peso di angioletti e soldatini che gli affollavano braccia e mani. E così ne comprammo un altro, più alto, con la base di plastica. E le luci con le musichette natalizie. Ma il mio primo albero non me lo scorderò mai. Ci sta appesa la mia infanzia, fra mille luci e festoni e coccarde colorate. Ci sta appesa come una campanellina, e suona ogni volta che la memoria la sfiora. E resta lì a dondolare sospesa fra passato e presente. A guardare una bambina che è diventata una donna. A guardare una donna che in fondo è ancora una bambina. A guardare una storia che si intreccia e si avvolge come i rami di un abete. E profuma di resine e di terra bagnata, nella pioggia di questo natale. E profuma di inverno e di vento e di freddo nel cielo grigio di questo natale. E oggi che ho un camino e che non ho più nessun babbo natale da farci entrare, me lo ricordo ancora, quell’albero. Vicino al presepe col suo cielo di carta. Non sono mai stata così vicina alle stelle come allora. Ps: un augurio a tutti, di un natale pieno di magia e di bei ricordi. BUON NATALE Taitu^ :p:p:p:p:p |