Nick: Y_GAGARIN Oggetto: ITALIA-SERBIA MONTENEGRO 1-1 Data: 9/6/2005 13.59.42 Visite: 100
CALCIO: LA FAVOLA DI LUCARELLI, E MÌBABBO LAVORA IN FABBRICA (ANSA)
- TORONTO, 9 GIU - La classe operaia va in paradiso. Se poi a portarcela è Cristiano Lucarelli, un gol all'esordio azzurro a 30 anni suonati, non è solo un modo di dire. Perchè lui del Cipputi non ha solo la grinta e la modestia dell'Italia semisconosciuta che Lippi ha portato a Toronto e New York. «Il mì babbo lavora ancora in fabbrica, e a casa porta mille euro al mese: i soldi 'un sò mai stati un problema», dice con l'accento livornese che lo segue ovunque, anche nella serata trionfale al Dome di Toronto, per spiegare l'ennesima volta la scelta di rinunciare al famoso miliardo di ingaggio offerto dal Torino. Il papà Maurizio non ha smesso di alzarsi presto la mattina, solo perchè il figlio ha buste paga a nove zeri; figurarsi se lui poteva aver rimorsi sulla scelta di rimanere a Livorno la rossa, da centravanti, idolo della curva e comunista dichiarato. Ora però è ripagato. «Un anno così non capita neanche in un romanzo: stanotte ho dormito poco per il fuso, ma la prossima sarà ancor più difficile prendere sonno». Il bello è che neanche questo spicchio di gloria azzurra riesce a cambiarlo: livornese nel midollo, dissacrante fino in fondo. «Il fatto - spiega - è che ho sempre saputo che dopo la tempesta, e nella mia carriera ne ho vista tanta, viene sempre il sole. Ma so anche che dopo il sole può tornar la tempesta. Così ora al Mondiale un pensierino lo faccio, però con un vantaggio. Non ho nulla da perdere: se non vado fa nulla, ma se succede sai che goduria...». Non lo dice, ma quel piacere sottile è anche una rivincita personale. Per ora, sudato ma sorridente come al solito nel tunnel dello stadio canadese, si gode la serata solo sul piano calcistico. «La dedico a Livorno: se son qui lo devo ai compagni, alla società, alla città: sono venuti fino a qui, ho visto quello striscione 'Grazie Lucarellì. Un gran piacere, provate a mettervi nei miei panni». Lui, il ragazzo di Livorno tornato a casa dopo percorsi di calcio difficili, non ci riusciva proprio quando è stato il suo turno. «Per un paio di minuti - ammette - avevo il cuore in gola, non capivo dove fossi e che maglia indossassi. Poi al gol lo choc è stato ancora più forte. Il merito è di Fabio Grosso, ha fatto una grande azione: però io ci ho messo un briciolino del mio. Come nella stagione, strepitosa: speriamo la nuova cominci allo stesso modo. Nove mesi fa non avrei scommesso un euro di star qui: e ora, che romanzo...». Da dedicare, oltre che a Livorno, «a chi mi è stato vicino quando ho passato momenti brutti: mia moglie, il mì fratello, la mamma, e poi babbo». Ora, c'è un piccolo premio in più da chiedere a Lippi. «Mi piacerebbe fare una passeggiata di un paio d'ore a New York. Sono curioso di conoscerla un pò questa America - dice il compagno Cristiano - la vedi solo dai film. Anche se dall'alto della mia terza media, l'inglese non lo mastico mica tanto. Però devo comprare ai miei bimbi giochi degli Incredibili. E poi una cosa a un amico, me l'ha chiesta...». Un abito alla moda al Village o dell'elettronica futuristica? «No, un paio di guantoni da boxe...». Classe operaia, appunto. Ma in paradiso. (ANSA). GRN 09-GIU-05 11:06
CI CHIAMAVANO BANDITI CI CHIAMANO TEPPISTI SIAMO PARTIGIANI SIAMO ANTIFASCISTI "DIFENDIAMO L'OPERAIO/ DAGLI OLTRAGGI E LE DISFATTE/ CHE L'ARDITO, OGGI, COMBATTE/ PER L'ALTRUI FELI |