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Nick: Kashmir
Oggetto: Gli astri di Cupido
Data: 22/11/2004 13.11.7
Visite: 150

Quel giorno c'era anche la Luna, cioè, si vedeva.

Si, perché la Luna c'è sempre, ma a volte siamo troppo ciechi per vederla, o vogliamo esserlo.

Da qualche giorno a questa parte ho deciso di vederla anche io. Da quel giorno ho capito di Amare.

E' bellissimo riuscire a vedere la luna. Guardarla mentre si nutre dei raggi del Sole per risplendere sempre di più, per mostrare a tutti la sua bellezza anche quando è giorno, per essere presente agli occhi del mondo anche quando non è il suo turno.
E' come una bambina che fa i capricci perché non vuole andare a letto, come una ragazza che fa i capricci come una bambina che li fa perché non vuole andare a letto perché non riesce a salutare il suo amato.
Così è la Luna.

Quel giorno c'era anche la Luna, cioè, si vedeva.

C'era anche il tramonto, colorato come non mai, senza nuvole, senza intemperie, solo rosa, azzurro, rosso, arancione, violaceo, colori che non si disperdevano nell'aria, ma si mescolavano col cielo.
Sembrava un dipinto, e guardarlo ed ammirarlo con la persona che si ama è come arrivare a prendere il Sole fra le mani anche per un istante. Il poco che basta per sentirsi al caldo completamente nudi...

C'erano tre stormi di rondini, giravano attorno al Sole, sembravano danzare, una danza d'amore, come una preghiera, pregavano di non andare via, di non abbandonarle, e loro continuavano a seguirlo, sembrava quasi che ci stessero facendo l'amore, e entro poche ore si sarebbero trovati tutti insieme dall'altra parte del mondo, a viaggiare e vivere di calore ed amore all'infinito...

Quel giorno ogni particella di atmosfera sembrava racchiudere un angolo di infinito, ogni passo che facevamo era una fermata, una fermata magica, di giochi di amore, di tutti e cinque i sensi, ma anche sei, sette, otto...

Sembrava di stare in un sogno, quando finalmente sogno non era.

Avere fra le braccia la persona amata è rubare un istante all'infinito. Fermarlo per sempre, e non riconsegnarglielo mai più.

Avere la persona che si ama è rubare l'infinito intero. E non volerlo ridare mai più indietro.


C'era una volta...

una donna...
era la più bella della terra, e tutti gli dei dell'Olimpo se ne innamorarono.
Questa donna ebbe tre figli.
Il primo glielo diede Marte, il dio della guerra, dicendole: "Donna, questo figlio sarà il più forte condottiero della terra, sterminerà eserciti e ti porterà tesori da mille e mille saccheggi, e tu avrai sempre di che sostenerti, non ti abbandonerà mai, perché vivrà senza il rischio di amare una donna, per non correre il rischio di tornare perdente dalle battaglie. E non riuscire più ad alzarsi."

Il secondo glielo diede Giove, padre degli Dei, dicendole: "Donna, questo figlio sarà capo tra i capi, un saggio re, e la sua saggezza verrà elogiata nei futuri scritti di storia, e tu avrai sempre da esserne fiera, non ti abbandonerà mai, perché ti farà vivere nella sua grande casa con lui, non si innamorerà perché regnerà col solo uso della sua ragione, e la ragione gli impedirà di soffrire, non soffrirà mai, per non far cadere il suo governo".

Il terzo glielo diede Cupido, il dio dell'amore, dicendole: "Donna, questo figlio sarà l'uomo più felice della terra, ma anche il più triste, per poi tornare ad essere felice ancora, non ti abbandonerà, ma lascerà la tua dimora per trovare l'amore, senza arrendersi dalle sue sofferenze, senza pensare che non ci siano più strade da percorrere, vivrà per amare, e quando morirà sarà circondato da altro amore, quello dei familiari, e chiuderà gli occhi col sorriso per aver amato, e quindi per aver vissuto, per non aver avuto paura di cadere, di crollare, per aver continuato ad amare. E a credere in me."

La donna educò i propri figli in nome della predisposizione donatagli dai loro padri, e quando crebbero, andarono per la propria strada, i primi due senza ancora abbandonare la dimora della madre.

Il primo figlio vinse mille e mille battaglie, sfuggendo da ogni emozione per non soffrire, ma non conobbe l'emozione quindi non conobbe neanche la sofferenza. Un giorno morì in battaglia, e pianse per la prima volta, perché passò la vita con uno scudo davanti al petto, senza rischiare per una volta almeno di toglierlo, e venne colpitpo alle spalle, la sua anima sparì nel nulla dopo la morte, dato che mai fu usata durante la vita.

Il secondo figlio fece andare avanti a lungo il suo governo, ma nella sua terra i bambini non giocavano, i giovani non si amavano, i baci non esistevano, le carezze vennero abolite. Il Sole venne coperto da una grande nuvola nera, e la terra sparì, senza lasciare ricordo alcuno, senza aver destato emozioni, senza aver voce in capitolo nell'esistenza della terra. E colui si impiccò nella cupola della sua reggia, senza luce che entrava dalle finestre, con lo stesso viso che aveva da vivo: senza espressione, senza emozione. E la sua anima sparì nel nulla dopo la morte, dato che mai fu usata durante la vita.

Il terzo figlio amò così tanto che le sofferenze lasciategli dall'amore sembravano quasi essere sovrastate da esso stesso nel corso della vita, di ogni amore perduto ricordava l'incanto di ogni momento, di ogni bacio di ogni emozione, e nonostante le delusioni non perse la speranza.
Un giorno incontrò una donna, gli lesse nel cuore, negli occhi, fra le pagine dell'anima, se ne innamorò, lui si innamorò di lei, vissero in una magia infinita che li portò a vivere tutta la vita, ad amarsi, ed ebbero tre bellissimi figli, che amarono a loro volta, ed una volta terminato il cammino terreno, le loro anime volarono leggere verso l'Olimpo, mano della mano, splendenti, quasi tangibili, dato che furono riempite d'amore durante la vita.



E' bello sapere che sei il figlio di Cupido...
Sei il mio libro preferito...



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