Nick: P_Escobar Oggetto: SUD CALCIO E DEVOLUTION Data: 8/12/2002 19.22.18 Visite: 0
Guardo la classifica di serie A, c'è una sola squadra del sud, la Reggina, naviga in pessime acque. Guardo quella di serie B e negli ultimi posti ci sono tutte squadre del sud, fatta eccezione per il Genoa. Se il calcio fosse solo un gioco, non ci sarebbe da meravigliarsi, ma visto che il calcio è un business, il dato è indicativo di un generale ritardo e di una crisi progressiva che sta investendo la società meridionale. Sulle stesse pagine di questo forum sono frequenti le invettive contro questo stato di cose, la soluzione è sempre la stessa: andarsene al nord! Del resto i dati istat ci dicono che dopo un tot di anni durante i quali l'emigrazione interna si era quasi arrestata, adesso circa 90.000 persone all'anno emigrano definitivamente verso il settentrione. L'Italia è stata costruita strutturalmente sull'accordo fra il capitalismo industriale del nord e il latifondismo mafioso/baronale del sud. In sostanza funzionava così: al nord si facevano le fabbriche, dal sud venivano le braccia. Inoltre al sud la politica clientelare democristiana ha creato a partire dal secondo dopoguerra una classe di dipendenti pubblici sostanzialmente parassitaria e quantitativamente eccessiva rispetto alle reali esigenze. Questa situazione era comprensibile solo in un mondo diviso in due blocchi e dove l'economia era ancora sostanzialmente legata ai singoli stati nazionali. La fiat a torino produceva con braccia meridionali auto che vendeva sul mercato nazionale, da Palermo a Trento. E' solo un esempio ma fa comprendere bene l'intero meccanismo. La globalizzazione ha cambiato le carte in tavola. Il leghismo è stata la prima manifestazione politica del cambiamento. La piccola e media impresa del nord est che fa affari magari con Taiwan, con la Slovenia o con Singapore non ha alcun interesse a mantenere in vita un sistema di compatibilità nazionali, perché opera ormai all'interno di un'economia mondiale. Sulla base di queste enormi trasformazioni va collocata oggi la questione della devolution. Venute meno le ragioni di reciproca "convenienza" fra diverse parti del paese oggi le singole regioni (ma sarebbe + giusto parlare di aree macro-regionali) rivendicano + poteri rispetto alla gestione economica, giudiziaria e politica dei propri territori. In teoria questo non è sbagliato, ma ad oggi siamo arrivati sulla base degli errori di ieri. Lo sapete ad esempio che a castellammare di stabia prima dell'unità d'Italia, c'erano i migliori cantieri navali del paese? Che a Napoli è stata costruita la prima linea ferroviaria? Che sulla Sila c'era il + grande impianto siderurgico? Che ancora nel 1870 l'Università di Napoli era l'unica con 5 facoltà e quella col maggior numero d'iscritti? E ancora, sapete che nel 1860 il patrimonio del regno delle due Sicilie ammontava a oltre 150 milioni di lire oro e quello ad esempio della Lombardia a soli 8 milioni delle stesse? Che voglio dire? Semplicemente che oggi per le ricche e prospere regioni del nord può apparire legittimo chiedere la dissoluzione dei legami nazionali, ma qualcuno ci può dire chi ci restituirà il bottino che i Piemontesi hanno trasferito al nord con l'aiuto essenziale delle mafie del sud? E poi una domanda per tutti non credete che un movimento trasversale che esprima gli interessi del sud non sia solo utile, ma addirittura indispensabile? Ho paura che abbagliati da questa sterile e inutile polemica fra le due facce della stessa medaglia centrodx e centrosx ci faccia perdere di vista quelli che sono i veri e più importanti problemi dei territori in cui viviamo. E sia chiaro quando parlo di movimento per il sud credo non debba avere nulla a che spartire con l'impostazione leghista e nessun razzismo, ma solo il compito storico di far entrare una volta per tutte il nostro paese nel novero delle società civili. |