Nick: taitu^ Oggetto: paesino Data: 30/12/2002 17.56.40 Visite: 1
Voglio regalarvi un ricordo. Ne ho tanti che galleggiano sospesi fra le nuvole e gli specchi d’acqua della mia memoria. Sospesi a mezz’aria nell’iperbole del tempo. Raccontare ciò che ero, è un po’ come raccontare quel che sono oggi. Perché sento che il mio presente era in realtà già contenuto nel mio passato, e che i miei oggi sono anche il travaglio e il parto di embrioni concepiti in qualche momento della mia storia, che ormai è solo ieri, è ricordo. Ed è per questo che ne ho catturato uno per incastrarlo qui, su questo foglio bianco che non sa di carta. Il ricordo di un paesino aggrappato alla montagna. Case bianche, come un gregge di pecore arrampicato fra abeti e querce. Una sola strada che si annodava attorno alla montagna come una cravatta bianca, rotolandoci intorno, fino alla vetta. Fino alla manciata di case, spolverate sulla cima, strette strette, contro i venti e la neve. La strada era impervia. La montagna pareva volerci scrollare via ad ogni curva, costringendoci a gomme per lo stomaco e soste per la conquista del sedile davanti. Mucche, pecore, e forse anche una volpe. E poi il paese, un fascio di case che si respiravano addosso, e comignoli che tossivano, vicoli larghi poco più di un uomo, per passarci con la bicicletta. Archi, scalette, portoni di ferro coi battenti e piccole ringhiere ingiuriate dall’acqua e dal sole e divorate dalla ruggine. I passi risuonavano sulla strada mandando l’eco del percorso. Come lasciare orme di suoni alle spalle e calpestare quelle di chi avevi dinanzi. Il paese sospirava di curiosità come solo un paese sa fare. Accendendo cento occhi dietro le finestre, ad appannare i vetri, a frugare la strada. Sulle scale ricordo una vecchietta, che sferruzzava un paio di babbucce. Ci guardò curiosa, armeggiando nella sua testa con il nostro albero genealogico. Acciuffò per la coda qualche soprannome e qualche data. E ci sorrise con pochi denti, sollevando quel reticolo di rughe che le solcavano il viso, come letti di fiumi asciutti, dove un tempo scorreva la sua giovinezza. Odorava di legno umido, di fumo, di camino. Odorava di terra bagnata, di caldarroste, di pelle bruciata da un sole di chissà quanti anni prima, di maglioni di lana, di naftalina. L’odore del tempo, quando passa. E’ ancora seduta lì, nella mia mente, su gradini di ricordi, nel paesino che ha visto le mie domeniche e che ora dorme sulle montagne della mia memoria. Ho sfogliato i miei ricordi e l’ho tirato fuori, polveroso come un libro dimenticato in una soffitta. Come tirare fuori dalla scatola i pastori, il muschio e le casette di cartone. Il suonatore di cornamusa, il ragazzo che prende l’acqua al pozzo, la lavandaia. E la vecchina che fila la lana. Questa qui la metto più vicina alla grotta. Sotto la stella cometa. Taitu^ PS: Un felice anno nuovo a tutti, e carrette di: denaro a chi non ne ha, amore a chi lo sta cercando, fortuna a chi è sfigato, salute a chi è acciaccato ecc. ecc. ecc...
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