( 30/4/2009 10:41:49 N. 370227) - *Zėgulėnā* |
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( 30/4/2009 09:37:4 N. 370226) - ortiketta |
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L'amore vero,e'il cammino in due verso la luce di un'ideale comune.......<[OGGETTO MULTIMEDIALE DISATTIVATO IN BLOGROOM]
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( 30/4/2009 05:51:43 N. 370225) - CuCCiol8i |
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blog modificato il: 30/04/2009 06:05:23 |
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( 30/4/2009 02:17:56 N. 370224) - Alberto M. |
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Sento sempre dire che qui da noi è impossibile vivere. In realtà non ho nulla da eccepire su quest’affermazione, ma c’è qualcosa che mi fa pensare. Starsene qui, spesso diventa impossibile, non c’è dubbio: le mattine che cominciano col risveglio dei fruttivendoli ancor prima del rumore dei gas di scarico, le urla dai balconi di tutte quelle donne che devono inventarsi una giornata da vivere e mantenere le tradizioni, le strade accozzate di gente che si finisce per tamponare l’un l’altra e sembra tampinarsi per rubarsi la borsa a vicenda, i vu’ cumpra’, i falchi, i motorini come rasoi che ti passano ad un pelo dal viso, i tassisti più indisciplinati del mondo (se non siete stati a Calcutta), i borseggiatori, gli zingari, i lavavetri, gli alieni, i guappi che ti guardano come se volessero rubarti l’anima perché non sanno che te la sei già venduta per riuscire a vivere qui, in pace. Perché qui c’è da perdere la testa, tanto che c’è da girarla dall’altra parte. Ma chi riuscirebbe a viverci in un posto dove sai di poter morire soltanto perché non cammini ad occhi bassi? E allora non lo sai. Chi potrebbe fare finta di niente, sapendo che per avere ciò che spetta di diritto bisogna pagare qualcuno per far sì che quel diritto si concretizzi? E allora lo fai anche tu, così che diventa normale, così che è come il fatto dell’uovo e la gallina, e chi è nato prima alzasse la mano. È come se ti spettasse niente qui. Come se ci stessimo rubando gli anni. Li stiamo rubando a qualche assessore, a qualche dottore dell’Asl, a qualche giudice, a qualche medico, a qualche infermiere, agli spazzini, ai politici, soprattutto ai politici, ai mafiosi quelli tosti e seri, ai guappi nelle A3 nere che si svegliano a mezzogiorno perché di notte ti portano la roba fino a sotto casa. È come se noi che ci vivessimo, avessimo ideato, testato e approvato, un sistema clientelare che regola le più normali (e anormali) azioni compiute nella quotidianità. E questo modus operandi, ce lo portiamo ovunque. Non ci lascia mai. Ad esempio io, quando mi trovai ricoverato in una nebbiosa località lombarda, prima di una difficile operazione e conscio di dover affrontare una lunga degenza, mi informai delle marche di sigarette che fumavano tutti gli infermieri del mio reparto. Più quelle dei medici, degli anestesisti, e persino delle due caposala austere e gelide come i venti che circolavano da quelle parti. Ricordo che quei 600 euro circa, non mi pesarono in alcun modo. Per me era normale ungere gli ingranaggi. A modo nostro, sia chiaro. Perché da queste parti le mazzette le pagano soltanto le solite persone; i costruttori per gli appalti, i commercianti per le licenze e i politici per farsi eleggere. Noi, in quanto popolino, ci limitiamo a delle piccole attenzioni (cesti natalizi, telefonini, biglietti per lo stadio, sigarette, cesti pasquali) che fungono da rasserenatori di coscienza. “Se muoio, significa che così doveva andare”, perché ti senti apposto. Persino con Dio. E allora, prima dell’operazione, io SAPEVO che ognuno avrebbe fatto il suo dovere, e il fumo catramoso che sarebbe uscito dalle loro bocche di lì in avanti, per qualche giorno, sarebbe stato il mio lasciapassare dai cunicoli dell’imperizia o addirittura dai meandri della sfiga. Nei momenti di lucidità non ci resta che piangere, ma dura poco perché, e lo sanno tutti, noi ridiamo sempre. Anche quando ci lamentiamo. Persino gli idealisti, i “complottisti”, i rivoluzionari, anche loro alla fine ridono. Se la ridono. Perché basta una giornata di sole, un’ora di musica fatta bene, un gol insperato, e tutto torna com’era quando noi non c’eravamo ancora. Sulla terra. E questa, si badi, è la nostra più grande forza. Centrifuga. Ci tiene attaccati al fondo, ma vivi. Da morire ci sarebbe e c’è ogni giorno, ma mica sarebbe possibile vivere così. Scendi, e la classica spada di Damocle che pende, che magari non ti fa vedere nemmeno il bel sole che ci sta… No, non basterebbe qualche anno di piogge continue a farci cambiare. Prima di tutto, la città ingoierebbe se stessa tanto che è fracida, ma poi siamo famosi per non arrenderci mai, noialtri. Siamo capaci di denunciare le magagne che reiteratamente si svolgono sotto i nostri occhi, continuamente. Senza mai fermarci un attimo. Però da casa. E in forma anonima, possibilmente, perché sarebbe proprio da stupidi passare un guaio per niente. Cambiare le cose qui, significherebbe dare vita ad una nuova specie di essere umano. Ma non ripartendo da zero. Se fosse così facile, qualche campanilista stufo a cui hanno ammazzato il figlio o incendiato il ristorante, avrebbe già riunito tutta l’intellighenzia e tutta massa informe popolare in un’unica piazza (adescandoli magari con la presentazione di Cristiano Ronaldo, acquistato con un blitz notturno da Italo Allodi risorto per l’occasione) e fatto esplodere un quarto dei botti sequestrati il dicembre scorso, così da radere al suolo il 95 percento di questa assurda stirpe. Ma l’ex ristoratore lo sa che servirebbe a poco. Lo sa che è colpa di questo mare, di questo sole, se siamo così. Colpa di questi vicoli stupendi che deturpiamo col nostro stesso letame, di questa luna che da qui sembra che la guardi attraverso una finestra del paradiso, per quanto è grande, per quanto è bella. Colpa del sale che s’alza dal mare infame, infamato da noi, così bello che s’ondula lungo le nostre bellissime coste deformate dai detriti e dall’amianto e dalle buste piene di panini mozzicati, se siamo così. Quel mare infame, che azzurro nessuno se lo ricorda più. Se siamo così, ed è così che siamo, la colpa è di queste canzoni che si cantano in tutto il mondo da più di cento anni; delle poesie dei nostri poeti, dei quadri magnifici di Salvator rosa, delle parole di una greca napoletanizzatasi senza alcuno sforzo, che coniò proprio una strana parola: indignazione. E tutti coloro che sembrano arrivare a valere qualcosa, e che sono nati, formatisi in questa città, per tale parola sembrano costretti ad emigrare. Andare via. Cambiare aria. In uno strano gioco delle parti, i migliori, coloro che potrebbero provare a cambiare le cose o a darci almeno gli strumenti, vanno via; esulano. Vanno a fare le fortune di altre città, meno gloriose, meno belle, Paesi dove si parlano lingue strane e dove torturano ancora le persone. Ed è questa la cosa più bella. Le nostre illustri menti, le nostre anime meno tronfie, vanno a vivere e a contribuire allo sviluppo di città e paesi dove il peccato più veniale è la meschinità. Paesi dove puliscono i neri con lo spirito, o tagliano la testa agli uxoricidi. E noi da qua ci indigniamo pure per le cose che succedono lì, sia chiaro. E ci sentiamo persino meno soli, parlando di quanto tutto il mondo sia paese, e non importa se il mondo tutto va a quel paese, purché quel paese non sia il nostro. Questa nostra vile cittadina, di cui sappiamo tutti i difetti e talora i pregi, da cui quelle menti scappano, così che ci restiamo solo noi, così indaffarati e inutili da far arrossire le mosche. Le tantissime mosche che brucano nella spazzatura di ogni strada, di ogni piazza, di ogni seduta municipale. Quelle menti, quei possibili fiori all’occhiello di una razza intera (loro si professano napoletani quando qui splende il sole; noi li chiamiamo napoletani, quando su di loro splende il sole) se ne stanno lontani da noi, guardandoci indignare e indignandosi a loro volta. Un esercizio fetoso fatto di ciarpame e piagnistei. Di rivoluzioni annunciate e mai attuate, di cambiamenti declinati ormai soltanto nelle più vili fantasie dei fantomatici irriducibili. Ma sappiamo indignarci come nessuno mai, da queste parti. Sappiamo cosa vuol dire girare la faccia, quando questa è chiamata veramente a dare risposte, e muovere un dito. Però ora la conosciamo tutti questa parola, questa sensazione, e ringraziamo Matilde Serao perché è grazie anche a lei che ora sappiamo indignarci. E non significa niente il fatto che restiamo immobili. A guardare. Indignarsi è il primo strumento per un ribaltamento totale o parziale di tutte le cose. Peccato che qui da noi pare che sia l’unico; ma non potete chiederci tutto. Del resto, siamo soltanto napoletani, e per questo forse, le uniche vere vittime di questa splendida città. blog modificato il: 30/04/2009 02:19:18 |
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( 30/4/2009 01:28:14 N. 370223) - certo..UNICA |
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( 30/4/2009 01:21:55 N. 370222) - Morna* |
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Pondicherry - Massimo Volume Metà canzone - Acustimantico L'esigenza - Radiodervish Alice in Chains - Nutshell |
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( 29/4/2009 23:25:9 N. 370221) - D4Rk_L|gHt |
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Quanti ricordi mi riporta questa sigla,
questo cartone animato. Quando ancora immaginavo che una volta finita la puntata quei personaggi continuassero ad avere una vita. E quando mi identificavo in Miki e sognavo. Era tutto bello. Non dovrebbe essere così. |
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( 29/4/2009 22:57:44 N. 370220) - ...GiuLs... |
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( 29/4/2009 22:30:2 N. 370219) - xew85 |
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http://www.youtube.com/watch?v=k_NMzlehYwU |
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( 29/4/2009 22:28:9 N. 370218) - *shanail* |
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blog modificato il: 29/04/2009 22:33:50 |
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( 29/4/2009 19:50:14 N. 370216) - *a_lazial* |
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TU CON LA TESTA, IO CON IL CUORE (Ciampi - Marchetti)
Tu, tu mi hai amato con la testa. Io, io ti ho amato con il cuore. Forse il tuo amore è più giusto forse il mio è più forte. Io ho paura della tua memoria perché fai troppi conti col passato e castighi i miei errori ignorando i tuoi e poi tu hai sposato il tuo orgoglio con la vanità. La nostra è una battaglia molto dura perché noi non ci concediamo mai un perdono, io col sentimento ti spavento tu con la logica mi sgomenti. Se dici che siamo soli su questa terra cerchiamo di evitare un addio: andiamo avanti con questo amore andiamo avanti tu con la testa, io con il cuore.
Questo nostro amore è una cosa... una delle tante della vita. Noi stiamo rovinando tutto con le parole queste maledette parole... quant'è vera.... ora sto male veramente. |
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( 29/4/2009 19:43:11 N. 370215) - kRi` |
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Grande weekEnd sul lago con Simone e Antonella..!!! ..e chi avrebbe mai pensato che avrei cenato a casa mia con mjforever...?? eh antonè?? aheuaheuaehaueh :********
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( 29/4/2009 19:01:40 N. 370214) - Rasputin |
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Sandokan (Hugo Pratt) ![]() ![]() ![]() |
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( 29/4/2009 18:35:3 N. 370213) - Ma & PiSeLLė |
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Parcheggio la macchina sotto al palazzo...nel frattempo scendo arriva un Pandino e si mette sul marciapiede!!!
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( 29/4/2009 18:30:3 N. 370212) - bambulč_* |
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Bellissima gita!!!!!!! |
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